Lo scontro sul ruolo dei separatisti del Sud e l’attacco a Mukalla accelerano la rottura tra Abu Dhabi e Riyad, indebolendo il fronte anti-Houthi e ridisegnando gli equilibri nel Golfo.
Il ritiro delle forze emiratine dallo Yemen segna una svolta profonda negli equilibri della guerra iniziata oltre dieci anni fa e certifica la crisi ormai aperta tra due alleati storici del fronte anti-Houthi: Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Una frattura che non nasce all’improvviso, ma che affonda le radici in visioni strategiche sempre più divergenti sul futuro del Paese e, più in generale, sugli assetti di sicurezza della Penisola Arabica.
L’annuncio di Abu Dhabi arriva all’indomani di un attacco aereo condotto dalla coalizione a guida saudita contro il porto di Mukalla, nel sud del Paese. Secondo Riyad, il raid ha colpito un imminente trasferimento di armi destinate alle forze separatiste del Consiglio di Transizione del Sud (STC), sostenute proprio dagli Emirati. Una versione respinta con forza da Abu Dhabi, che ha parlato di accuse infondate e di “profondo rammarico” per l’azione militare, sostenendo che i mezzi colpiti erano destinati esclusivamente alle proprie truppe.
Le cause del ritiro: sicurezza, attriti politici e calcolo strategico
Formalmente, il ministero della Difesa emiratino ha motivato la decisione con i “recenti sviluppi” e i rischi per la sicurezza e l’efficacia delle missioni antiterrorismo. Ma il contesto politico racconta molto di più. La richiesta perentoria del Consiglio presidenziale yemenita – sostenuto da Riyad – di un ritiro entro 24 ore, accompagnata dalla cancellazione del patto di difesa con gli Emirati, ha reso la presenza di Abu Dhabi politicamente insostenibile.
Alla base dello strappo c’è soprattutto il ruolo del Consiglio di Transizione del Sud. Gli Emirati vedono nello STC un alleato chiave per garantire stabilità nelle aree meridionali e tutelare interessi strategici lungo le rotte marittime del Golfo di Aden e del Mar Arabico. L’Arabia Saudita, al contrario, continua a puntare – almeno formalmente – sull’unità territoriale yemenita e sul rafforzamento del governo riconosciuto a livello internazionale.
Le recenti offensive dello STC nelle province orientali di Hadramawt e al-Mahra, considerate da Riyad una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale, hanno rappresentato il punto di rottura. L’accusa saudita agli Emirati di aver “pressato” i separatisti per colpire le forze governative ha trasformato una rivalità latente in uno scontro politico e militare aperto.
Un’alleanza in crisi e un fronte anti-Houthi indebolito
La spaccatura tra Riyad e Abu Dhabi rischia di indebolire ulteriormente il fronte anti-Houthi, già logorato da anni di guerra e da un processo di pace fragile. L’Arabia Saudita, impegnata da tempo in negoziati indiretti con i ribelli sostenuti dall’Iran, guarda con crescente sospetto a qualsiasi fattore di instabilità interna che possa complicare un’uscita onorevole dal conflitto.
Gli Emirati, dal canto loro, sembrano sempre meno disposti a pagare il prezzo politico e militare di una guerra che non controllano più pienamente. Il ritiro può essere letto anche come una scelta di realpolitik: ridurre l’esposizione diretta, preservare le proprie relazioni regionali e continuare a esercitare influenza attraverso attori locali, senza un coinvolgimento militare ufficiale.
I risvolti geopolitici: Yemen sempre più frammentato
Sul piano regionale, la mossa emiratina apre scenari complessi. La contrapposizione tra sostenitori dell’unità yemenita e fautori dell’indipendenza del sud rischia di trasformare lo Yemen in un mosaico di entità rivali, facilmente penetrabile da attori esterni. In questo quadro, l’Iran potrebbe trarre vantaggio dalle divisioni del fronte avverso, rafforzando indirettamente la posizione degli Houthi.
Al tempo stesso, il controllo dei porti meridionali e delle rotte marittime resta un nodo strategico cruciale. La competizione tra Arabia Saudita ed Emirati, finora mascherata da alleanza, emerge ora con maggiore chiarezza come una rivalità per l’influenza nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano.
A oltre dieci anni dall’inizio del conflitto, con più di 150.000 morti e una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, lo Yemen appare dunque sempre più lontano da una soluzione stabile. Il ritiro degli Emirati non segna la fine della guerra, ma inaugura una nuova fase, in cui le divisioni tra gli ex alleati rischiano di pesare quanto lo scontro con i ribelli Houthi.
Leggi anche:
Garbuglio Yemen, cresce la tensione tra Arabia Saudita e Emirati – da Notiziario Estero del 30 gennaio 2018
Yemen: i primi raid sauditi e la coalizione anti-Houthi – da Notiziario Estero del 26 marzo 2015


