Dopo mesi di trattative e quasi quattro mesi di guerra, gli Stati Uniti e l’Iran hanno firmato l’intesa per la fine della guerra. Dopo la sottoscrizione elettronica, il memorandum sarà firmato a Ginevra il 19 giugno. Saranno presenti il vice-presidente Usa J.D. Vance, i due inviati speciali di Donald Trump, Jahred Kushner e Steve Witkoff, e forse lo stesso presidente americano. Non si sa ancora chi rappresenterà la Repubblica Islamica ma è probabile che siano inviati Mohamed Bagher Ghalibaf (presidente del Parlamento iraniano) e Abbas Aragachi (ministro degli esteri).
A dare l’annuncio è stato il Pakistan, mediatore del negoziato insieme al Qatar, e in contemporanea Donald Trump lo diceva al vertice del G7 a Evian. Il presidente Usa aveva anticipato la notizia a Emmanuel Macron nella bilaterale a margine del G7.
Il Memorandum prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, la clausola della cessazione delle ostilità contro il Libano, impegno dell’Iran a non produrre armi nucleari, via libera dagli Stati Uniti a non imporre nuove sanzioni all’Iran fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Entro 60 giorni Iran e Stati Uniti decideranno come diluire l’uranio arricchito e sbloccare gli asset iraniani congelati.
Intanto si fanno sentire le reazioni nel mondo. L’Unione Europea ha accolto con piacere la notizia. Hamas ha espresso il suo parere positivo all’accordo così come molte paesi del Golfo. Non la pensa così Benjamin Netanyahu che prende le distanze dall’accordo e mette in cattiva luce Trump. Il premier israeliano ha detto che la lotta non è ancora finita.


