Riprendono i negoziati trilaterali mediati dagli Stati Uniti. Al centro le “questioni pratiche”, il nodo Donbass e la centrale di Zaporizhzhia.
Si è conclusa dopo oltre cinque ore la prima giornata dei nuovi colloqui trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti a Ginevra, il 17 febbraio 2026. Un round negoziale definito “tecnico” e concentrato su “questioni pratiche”, ma che si inserisce in un contesto politico ancora carico di tensioni e diffidenze reciproche. I negoziati riprenderanno il giorno successivo.
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A guidare la delegazione ucraina è Rustem Umerov, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa, che al termine della giornata ha parlato di discussioni incentrate sulla “meccanica delle possibili soluzioni”. I risultati saranno riferiti al presidente Volodymyr Zelensky, che nei giorni scorsi aveva sottolineato come i dossier più sensibili – territori e centrale nucleare di Zaporizhzhia – restino irrisolti.
Il ruolo degli Stati Uniti e la pressione di Trump
Il nuovo ciclo di incontri, il terzo dall’inizio dell’anno, è mediato da Washington. Il presidente Donald Trump ha invitato pubblicamente Kiev a “sedersi al tavolo” poche ore prima dell’avvio dei lavori, pur avendo l’Ucraina già confermato la propria partecipazione.
Nella delegazione statunitense figurano l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, insieme ad alti rappresentanti militari. L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca è ottenere progressi concreti verso un accordo entro l’estate.
Mosca amplia l’agenda
Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, ha fatto sapere che questa tornata coprirà un ventaglio più ampio di questioni rispetto agli incontri precedenti di Abu Dhabi. In primo piano restano le richieste russe sui territori occupati.
A capo della delegazione russa è stato nominato Vladimir Medinsky, già protagonista dei negoziati del 2022 a Istanbul e del 2025. Una scelta accolta con scetticismo da Zelensky, che teme un rinvio delle decisioni sostanziali.
Medinsky è affiancato, tra gli altri, dall’ammiraglio Igor Kostyukov e dal viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin. Presente anche l’inviato economico Kirill Dmitriev, impegnato su un binario parallelo legato a un possibile pacchetto di cooperazione economica tra Mosca e Washington.
Territori e Donbass: il nodo centrale
La questione territoriale domina l’agenda. Kiev ritiene che un congelamento delle attuali linee del fronte sia la base più realistica per un cessate il fuoco. Mosca, invece, continua a chiedere il ritiro delle forze ucraine dal Donbass come precondizione per qualsiasi accordo.
Il Donbass, già teatro del conflitto dal 2014, rappresenta il cuore politico e simbolico dello scontro. Una proposta statunitense di creare una zona economica speciale nell’area non ha finora suscitato entusiasmo né a Kiev né a Mosca.
Zaporizhzhia e sicurezza energetica
Altro dossier esplosivo è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa. Prima dell’invasione su larga scala produceva circa il 20% dell’elettricità ucraina.
Secondo un’ipotesi sostenuta dagli Stati Uniti, l’impianto potrebbe essere gestito congiuntamente da Ucraina, Russia e Stati Uniti, con benefici economici condivisi. Kiev teme però che ciò equivalga a legittimare l’occupazione russa.
Più in generale, la sicurezza energetica resta un tema cruciale. I continui attacchi russi alle infrastrutture ucraine rendono urgente un’intesa almeno su un cessate il fuoco energetico, già discusso nei colloqui del 4-5 febbraio ad Abu Dhabi ma senza l’adesione di Mosca.
L’ombra dello scetticismo russo
Il clima politico non è dei più favorevoli. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha recentemente ridimensionato le aspettative, sostenendo che le versioni successive di un presunto piano in 20 punti – attribuito a un’iniziativa congiunta Usa-Ucraina – sarebbero frutto di modifiche non condivise con Mosca.
Un segnale chiaro: la Russia continua a partecipare ai colloqui, ma ribadisce che le sue richieste di base – concessioni territoriali e condizioni politiche più ampie – restano immutate.
La seconda giornata di negoziati a Ginevra dirà se le parti riusciranno almeno a definire un terreno comune su cui costruire un percorso di de-escalation. Per ora, più che di svolta, si può parlare di un test cruciale sulla reale volontà di compromesso.
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