Perché Vladimir Putin fa aperture insolite sulla guerra in Ucraina. Propone l’ex-cancelliere tedesco Schroeder come mediatore e dice alla stampa che la guerra sta per finire.
La parata sulla piazza Rossa di Mosca per celebrare la “Giornata della Vittoria” russa sul Nazifascismo (9 maggio 1945) si è svolta sottotono. Pochi i carri armati e soldati, meno gente, sobrietà, solo otto muniti di discorso del presidente russo. Ed è lo stesso Vladimir Putin a non mostrare entusiasmo, facendo solo un riferimento alla guerra in Ucraina. Il leader russo ha ringraziato i soldati che stanno combattendo contro una forza sostenuta dalla Nato.
LEGGI ANCHE: Cosa succede in Ucraina: il diario del conflitto
Di tutt’altro tenore è stato l’intervento che il capo del Cremlino ha tenuto nell’incontro con la stampa: il conflitto con Kiev sta per finire, ha detto ai giornalisti, aggiungendo di essere disposto a incontrare Volodymyr Zelensky, ma soltanto dopo che si è raggiunto un accordo di pace.
Infine, ha proposto come mediatore l’ex-cancelliere tedesco Gerard Schroeder. Putin ha lasciato una porta aperta perché ha detto che Schroeder è la sua proposta, ma se l’Europa o l’Occidente vogliono sceglierne uno di maggior fiducia facciano comunque il nome.
Perchè Putin ha fatto un’ apertura insolita sulla guerra in Ucraina?
Non è certo la prima volta che il capo del Cremlino fa intendere una volontà di mettere fine al conflitto con Kiev. Ma alle dichiarazioni di buona volontà non è mai seguita la costruzione di un percorso diplomatico reale. Nessun tentativo è mai stato veramente intrapreso e ogni sforzo da parte di Ucraina e occidente è stato puntualmente smorzato da Putin, spesso attraverso le dichiarazioni di Serghej Lavrov e Dmitrij Peskov, o, le farneticazioni di Dmytri Medvedev e Maria Zacharova. Di conseguenza, le affermazioni del presidente russo vanno accolte con prudenza.
Quello che fa la differenza con il passato è la circostanza in cui Putin ha fatto questa dichiarazione: la Giornata della Vittoria, il 9 maggio, con cui si celebra da 81 anni nella piazza Rossa di Mosca la sconfitta del nazifascismo. Mai la leadership russa si è spinta nei quattro anni della guerra a una dichiarazione così marcata sulla fine del conflitto.
Pur con tutta la cautela del caso, è probabile che questa volta Putin non faccia retromarcia. O almeno non la faccia subito. Non ho mai avuto dubbi sull’inutilità del vertice di Anchorage in Alaska, lo scorso agosto, tra il presidente russo e quello americano.
LEGGI ANCHE: Summit Trump Putin: 10 cose da sapere sul vertice in Alaska
Questa volta però alcune condizioni sono un po’ cambiate e il leader russo non si sente tanto sicuro.
Putin ha ridotto la parata a una versione mignon rispetto agli anni scorsi. Nessuna volontà di mostrare attraverso i mezzi militari la grandezza della Russia. Hanno influito su questa scelta la minaccia ucraina di colpire la celebrazione. E l’esercito di Kiev, insieme agli 007 ucraini, hanno dato di dimostrazione di poterlo fare. Con i droni e con i nuovi e moderni missili Flamingo. Gli ucraini hanno mostrato in diverse occasioni di riuscire a colpire in profondità nel territorio russo e di muoversi come e quando vogliono fino a Vladivostock. Per l’entourage governativo di Mosca diventa quindi difficile mostrare la grandezza e la potenza militare russa se poi uno Stato straniero fa quello che vuole.
Inoltre, la leadership russa ha compreso che c’è un calo di consensi a Putin. La gente è stanca, le centinaia di migliaia di militari morti non sono un segreto nonostante la censura russa. Le difficoltà economiche si fanno sentire e l’insofferenza dei russi verso i governanti cresce anche se silenziosa.
Putin teme inoltre di perdere l’amico americano, nonostante l’aiuto del Presidente Usa che ha annunciato la tregua. Donald Trump non rispetta né intese né leader. Dopo Anchorage, Trump si è allontanato pian piano da Putin. Dietro gli ucraini continuano a esserci i servizi americani e non solo quelli europei. La minaccia di portare via i militari Usa dall’Europa non è ancora stata messa in atto se non il ritiro di 5000 soldati, una piccola parte delle migliaia presenti in Europa. Trump ha attaccato e demolito il regime iraniano, uno dei principali alleati del leader russo. Sempre Trump sembra cercare un dialogo con la Cina, tentativi che a Pechino non sembrano dispiacere.
Traballa quindi anche il matrimonio di convenienza con la Cina. Xi Jinping si sta allontanando da Putin. Una crisi economica russa non giova alla bilancia commerciale cinese, che ha goduto in questi anni di guerra ucraina delle esportazioni e importazioni con Mosca. Il presidente cinese ha mandato un segnale chiaro rifiutando di partecipare alla parata. A Putin sono quindi rimasti i soliti fedelissimi leader di Bielorussia, Corea del Nord, Laos, Malesia, Kazakistan e Uzbekistan. Nella maggior parte dei casi si tratta di lacché più che di capi di potenze. Unica eccezione il Kazakistan, un grande Paese con un leader autorevole che gioca una partita economica più che politica con la Russia. Per il Kazakistan, come per la Cina, è la Russia ad avere bisogno di loro più che loro ad aver bisogno della Russia.
Infine, c’è l’unico leader europeo a essere presente a Mosca. E’ Robert Fico, premier della Slovacchia. E’ lui che fa da ponte tra Unione Europea e Russia. E’ lui che apprende per primo da Putin che “la guerra sta per finire” e che Schroeder potrebbe essere un mediatore. Fico è l’unico leader sovranista dentro l’Ue dopo la sconfitta dell’ungherese Orbàn. Putin potrebbe fare riferimento a lui per ricostruire un rapporto con l’Europa anziché trasformarlo in un altro Cavallo di Troia come Orbàn.
C’è un principio che la storia e la diplomazia ci ha insegnato: la ricostruzione e la rinascita dopo un conflitto non possono essere gestite dagli sconfitti. E la Russia, se si mette sul piatto l’andamento di una guerra di quattro anni, risulta comunque la parte sconfitta. Proprio come la parata della Vittoria, che ha mostrato una potenza in ombra che nasconde i fallimenti della guerra e il timore della piazza vuota dietro la minaccia di possibili attacchi ucraini, dimenticando che proprio il presidente Zelensky aveva proposto di iniziare la tregua qualche giorno prima.



