A Washington accoglienza calorosa per i leader invitati, tra elogi personali e nuove tensioni diplomatiche.
I leader mondiali che hanno accettato l’invito del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a entrare nel suo nuovo “Peace Board” sono stati accolti giovedì a Washington con grande enfasi e un clima insolitamente disteso.
Se in passato Trump ha spesso alternato toni concilianti a dichiarazioni dure nei confronti degli interlocutori internazionali, questa volta si è mostrato particolarmente cordiale. Durante l’incontro inaugurale, il presidente ha riservato parole di apprezzamento ai presenti, evitando qualsiasi riferimento alle critiche legate ai diritti umani che riguardano alcuni dei Paesi rappresentati.
Un messaggio più severo è stato invece indirizzato a chi ha scelto di non partecipare. “Non potete fare i furbi con me”, ha avvertito Trump, lasciando intendere che l’adesione al forum rappresenti anche una prova di allineamento politico.
Il Peace Board, istituito a settembre con l’obiettivo iniziale di contribuire alla ricostruzione di Gaza, ambisce ora – secondo il presidente – a diventare un organismo globale per la risoluzione dei conflitti. Tuttavia, diversi alleati storici degli Stati Uniti hanno declinato l’invito, mentre alcuni osservatori temono possibili sovrapposizioni con il ruolo delle Nazioni Unite.
L’atmosfera dell’evento è stata sottolineata anche dalla scelta musicale: mentre i leader si riunivano per la foto di gruppo, risuonava “It’s a Man’s Man’s Man’s World” di James Brown. Gaza resta la priorità dichiarata del nuovo organismo, ma il tema è stato affrontato solo dopo una lunga introduzione incentrata su complimenti personali e considerazioni informali rivolte agli ospiti.
Un debutto scenografico, dunque, che segna l’avvio di un progetto destinato a suscitare attenzione e dibattito sulla scena internazionale.


