Come la Casa Bianca trasforma il deficit commerciale in tariffe doganali.
Donald Trump è tornato a parlare di dazi e ha minacciato di stabilire una tariffa del 15% su tutti i prodotti dell’Unione Europea. In questo anno di secondo mandato, il presidente americano ha detto tutto e il contrario di tutto con annunci continui di percentuali di dazi su beni e servizi del resto del mondo (Ue, Cina e Canada in particolare). Trump insomma ha dato i numeri.
L’apice lo ha toccato quando ha accusato l’Europa, siamo a inizio mandato presidenziale, di imporre dazi del 39% sulle merci degli Stati Uniti. In realtà, come ci spiega uno studio dell’Università Bocconi di Milano, i dazi europei sui beni Usa erano intorno al 2%. La stessa cosa l’ha evidenziata la Commissione Europea.
E’ quindi interessante capire come Trump abbia calcolato questi presunti dazi europei (39%). Oltre al citato studio della Bocconi, ci avvalliamo anche dell’aiuto di un libro interessantissimo uscito di recente per Franco Angeli Editore (La diplomazia della rissa, di Antonio Picasso, Stefano Polli e Renato Vichi- 2025).
Il metodo di calcolo “Trumpiano”
Ecco il metodo di calcolo trumpiano. I suoi economisti ( o forse lui stesso) hanno preso in considerazione un dato: il disavanzo commerciale americano con l’Unione Europea che nel 2024 equivaleva a 235,6 miliardi di dollari. Il disavanzo commerciale (o deficit commerciale) è la condizione economica di uno Stato che importa in un periodo di solito annuale beni e servizi per un valore superiore a quello delle proprie esportazioni. Si dice in questo caso che c’è un saldo negativo della bilanci commerciale (o saldo negativo delle partite correnti).
Ma torniamo al calcolo di Trump. Dopo il suo insediamento a gennaio 2025, parte dalla considerazione che la differenza tra le importazioni e le esportazioni Usa con l’Europa è nel 2024 di 235,6 miliardi di dollari. Lui e il suo staff dividono questa cifra per il valore delle importazioni totali americane dall’Europa: 605,8 miliardi.
Semplificando in formula, Trump applica questo schema:
Dazio Trumpiano = Deficit Commerciale: Importi totali
La divisione tra 235,6 miliardi di dollari e 605,8 miliardi fa 0,39. Quindi il 39% sarebbe il livello dei dazi che l’Unione Europea stava applicando agli Usa.
La realtà dei numeri e il rischio globale
Ora come ci spiegano gli autori del libro richiamato, ma come anche fa capire lo studio già citato dell’Università Bocconi, i dazi non si calcolano così.
l calcolo reale dovrebbe basarsi esclusivamente sul gettito doganale rispetto al valore delle merci:
Dazio Reale = Gettito doganale: Valore delle merci
Lo stesso Wall Street Journal, che non può di certo essere accusato di essere un giornale vicino ai democratici, ha scritto in un articolo che i nuovi dazi sono stati calcolati in modo bizzarro. In sostanza, le tariffe doganali sono state definite in risposta ai dazi che, secondo Trump e il suo cerchio magico, Europa, Cina e il resto del mondo stava applicando agli Stati Uniti. Ma si capisce che con questi calcoli arbitrari di fondo, tutto l’impianto tariffario di Trump cade. Perché si va ad applicare dazi all’Europa per riequilibrare un ipotetico 39% europeo che in realtà è del 2%.
Oggi, nel 2026, il rischio è che questa “aritmetica creativa” porti al collasso del sistema commerciale multilaterale della WTO. Se l’America dovesse procedere con il cosiddetto Reciprocity Act basato su questi numeri, l’Europa ha già pronti dei contro-dazi su prodotti iconici (Harley-Davidson, Bourbon e agricoltura), innescando una spirale inflattiva che colpirebbe, paradossalmente, proprio il consumatore americano.
Il concetto di Reciprocity Act: Trump sta spingendo sul concetto di “commercio speculare”. Se l’America percepisce (anche con calcoli errati) che un paese applica il 39%, lui risponde con la stessa cifra, oppure la dimezza in base alla convenienza politica del momento. Questo ignora totalmente le regole della WTO (World Trade Organization), portando il sistema commerciale multilaterale verso il collasso definitivo.



