Varsavia punta a costruire il più grande esercito europeo della NATO, ma lacune tecnologiche, logistiche e strategiche mettono in dubbio la sua reale prontezza contro Mosca.
Polonia in armi: il gigante militare d’Europa è pronto a combattere?
Spinta dall’aggressività della Russia e dalla guerra in Ucraina, la Polonia ha accelerato la costruzione del più grande esercito europeo della NATO. Mentre funzionari occidentali parlano apertamente di un possibile scontro con Mosca entro i prossimi cinque anni, Varsavia si prepara a essere il primo scudo del fronte orientale.
Dal 2022, il governo polacco ha moltiplicato gli investimenti militari: nel 2025, spenderà il 4,7% del PIL per la difesa, pari a circa 35 miliardi di dollari, il triplo rispetto al 2014. L’obiettivo è ambizioso: costruire un esercito da 300.000 effettivi, di cui 216.000 già arruolati, rendendolo il terzo più grande della NATO dopo Stati Uniti e Turchia.
Entro il 2030, la Polonia prevede di schierare circa 1.100 carri armati (PT-91, Leopard, Abrams e K2), una flotta superiore a quella di Regno Unito, Germania, Francia e Italia messe insieme. Ha inoltre acquistato aerei da combattimento FA-50, elicotteri Apache, F-35 e obici semoventi K9.
Tuttavia, la guerra in Ucraina ha mostrato che la quantità non basta. Restano evidenti lacune in settori chiave come droni e contromisure elettroniche. A oggi, la Polonia dispone di un solo sistema anti-drone — lo SKYctrl — che, secondo fonti militari, sarebbe inefficace e soggetto a malfunzionamenti. Ciò espone al rischio perfino le basi aeree dove sono schierati gli F-16 e, a breve, i nuovi F-35.
Non mancano altri punti deboli: la carenza di cyber-difesa e intelligence satellitare, la limitata produzione nazionale di munizioni d’artiglieria, una logistica ancora frammentata e un sistema di difesa civile in ritardo rispetto alle necessità.
Anche il reclutamento rallenta: dopo il picco del 2023 con 16.000 nuovi soldati, nel 2024 (a metà anno) erano solo 10.000. E questo mentre la Russia continua a mobilitare centinaia di migliaia di uomini per il conflitto in Ucraina.
Per rispondere, Varsavia ha varato il programma “Scudo dell’Est” per rafforzare i confini con Kaliningrad e Bielorussia, ha avviato l’uscita dal Trattato di Ottawa (sulle mine antiuomo) e ha lanciato un piano di addestramento militare obbligatorio per tutti gli uomini adulti.
C’è anche la volontà di imparare dal conflitto in Ucraina: a luglio 2025, il Ministero della Difesa ha stanziato 200 milioni di zloty per acquisire droni, con la possibilità di raddoppiare la somma se l’industria nazionale sarà pronta. È stato inaugurato a Bydgoszcz il centro NATO-Ucraina JATEC, dedicato all’analisi e alla formazione sulle lezioni del conflitto.
Gli esperti sottolineano che una guerra tra Polonia e Russia sarebbe diversa da quella in Ucraina. Come membro della NATO, Varsavia può contare sulla superiorità aerea dell’alleanza e su operazioni integrate. Tuttavia, la lentezza delle riforme, le rigidità burocratiche e una certa mentalità conservatrice rischiano di rendere le forze armate moderne solo sulla carta.
“Senza riforme strutturali, la Polonia rischia di essere potente nei numeri ma vulnerabile nella realtà operativa,” avverte l’esperto militare Czulda.


