Perché l’Iran cerca di allargare la guerra

Dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, le autorità di Teheran stanno cercando di allargare il conflitto, coinvolgendo nella guerra diversi Paesi del Golfo e dell’area mediorientale.

L’Iran ha reagito all’attacco di Stati Uniti e Israele lanciando missili e razzi in tutti i Paesi vicini. Teheran cerca di allargare il conflitto, coinvolgendo le popolazioni dei paesi musulmani. Gli Ayatollah provani a diventare il punto di riferimento per resistere a Israele e Usa. Vediamo dunque perché l’Iran cerca di allargare il conflitto.

Internazionale sciita

Gli ayatollah iraniani chiamano a raccolta gli sciiti degli altri Paesi al fine di avere un supporto. Ciò vale sia per gli Stati in cui gli sciiti sono al governo, come in Iraq per esempio, sia in quelli in cui sono una minoranza. Nel primo caso il governo attuale di Teheran, orfano della guida suprema Khamenei, prova a coinvolgere lo Stato, mentre nel secondo caso prova a aprire la strada a incursioni e attacchi interni ai Paesi in cui si trovano. Gli sciiti sono presenti in Iraq, come dicevamo, in Libano con Hezbollah, in Siria, nel Barhein, in Yemen, ma anche in Paesi caucasici come l’Azerbaijan che è a maggioranza sciita.

Assorbire il rancore dei sunniti

L’Iran non guarda solo al mondo sciita, che è il suo mondo. Nel mirino degli strateghi iraniani ci sono anche le popolazioni sunnite. Teheran lancia missili anche in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait. I Guardiani della Rivoluzione, insieme agli ayatollah, provano a trasfomare l’Iran nello stato paladino e di riferimento per quanti odino l’Occidente, e Israele e Stati Uniti in particolare. Resistendo al “nemico sionista” e all’amico americano, l’Iran riaccende la speranza di quanti in quella regione contestano le posizioni collaborazioniste delle loro leadership (per esempio l’Arabia Saudita) e prostrate a Washington. Teheran, insomma, prova a trasformare la sua resistenza in una guerra santa. Questa posizione è di per sè pericolosa perché incentiva gli attentati nel resto del mondo, Stati Uniti e Europa soprattutto, in una spirale che ci vorranno anni per esaurire la sua spinta.

Soccorso russo e cinese

L’Iran si gioca tutto se ha il supporto della Russia e, per certi aspetti, anche della Cina. Alti esponenti dell’apparato iraniano hanno avuto frequenti incontri a Mosca con alti funzionari dello Stato e, in alcuni casi, con Vladimir Putin in persone. E’ l’Iran che ha fornito in questi anni droni avanzati a Mosca per la sua guerra in Ucraina. Gli scienziati iraniani hanno sviluppato tecnologie innovative su missili e soprattutto droni, che ora stanno utilizzando nella loro resistenza a Stati Uniti e Israele. L’Iran ha costituito un patto trilaterale informale con Mosca e Pechino negli ultimi dieci anni. L’ultima intesa risale a inizio febbraio 2026 quando Iran, Cina e Russia hanno firmato un aggiornamento sulla loro cooperazione internazionale, presentando il patto come una difesa della sovranità nazionale e del multilateralismo contro sanzioni, pressioni e interventi unilaterali. Quindi, non si può escludere che Mosca e Pechino non inizino una guerra per procura con la fornitura di armi, equipaggiamenti militari e con la dotazione di risorse finanziarie. Teheran ha quindi tutto l’interesse a provocare situazioni che possano danneggiare anche gli alleati.

La leva giuridica

La risposta militare di Teheran non è condannabile sotto il profilo del diritto internazionale. L’Iran si sta difendendo da due aggressori. E’ il principio della legittima difesa richiamato dall’articolo 51 della Carta dell’Onu a fronte della violazione dell’articolo 41, che vieta l’uso e la minaccia della forza, da parte di Usa e Israele. L’estensione del conflitto è quindi per le autorità iraniane l’occasione di far ricadere tutta la responsabilità su due Paesi, uno dei quali ha un leader con un mandato di cattura internazionale (Netanyahu), mentre l’altro aspira a fare la stessa fine (Trump).

Divisione del mondo tra Stati autocrati e liberali

Infine, l’Iran tenta con l’allargamento del conflito di creare uno scontro tra Stati autocratici (o autoritari) da un lato e Stati liberali e democratici dall’altra. Con l’allargamento della guerra, Teheran prova a chiamare dalla sua parte i Paesi sovranisti. autoritari antidemocratici. Di fatto è una guerra santa contro i valori dell’Occidente. Tempi duri si prospettano per l’Occidente se non si riparte con una riflessione e una sintesi di come arginare questi rischi. Non basta solo il riarmo, serve una diffusione culturale senza imposizioni dei principi e valori della democrazia.

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