Perché gli attentati in Pakistan minacciano la stabilità della regione

L’esplosione di Quetta, rivendicata dall’Isis, mostra come la fragilità del Balochistan possa avere conseguenze ben oltre i confini pakistani.

Un nuovo attentato suicida in Pakistan ha riportato l’attenzione internazionale sulla fragilità del paese. Martedì 2 settembre a Quetta, capitale del Balochistan, una bomba esplosa nel parcheggio di uno stadio ha causato 15 morti e oltre 30 feriti durante una commemorazione del Balochistan National Party. L’attacco è stato rivendicato dall’Isis, che rafforza così la sua presenza in una regione già segnata da decenni di ribellione separatista.

La scelta del Balochistan non è casuale. È la provincia più vasta e povera del Pakistan, ricca di risorse naturali ma teatro di una costante militarizzazione. Qui si intrecciano interessi strategici: il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC), le rotte verso l’Iran e l’Afghanistan, e le basi operative di gruppi armati che da anni sfidano Islamabad.

L’attacco di Quetta rivela tre dinamiche cruciali. Primo, la capacità dell’Isis di colpire in un’area tradizionalmente dominata dai nazionalisti locali, segnale di una jihad globale che cerca nuove radici. Secondo, la debolezza delle misure di sicurezza: nonostante la presenza di oltre cento agenti, l’attentatore ha comunque colpito la folla. Terzo, l’effetto destabilizzante sulla regione: un Pakistan insicuro non è solo un problema interno, ma una minaccia per l’Asia meridionale, dall’Afghanistan instabile all’Iran in tensione, fino alla Cina che investe miliardi nel CPEC.

Il premier Shehbaz Sharif ha condannato l’attacco definendolo parte di una “cospirazione per diffondere caos”. Ma oltre le parole, la domanda rimane: quanto a lungo il Pakistan potrà reggere questa pressione senza trascinare con sé l’equilibrio di tutta la regione?

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