Dopo anni di instabilità, Rumen Radev vince le elezioni con una piattaforma anti-corruzione: promette fedeltà all’Unione Europea ma mantiene toni critici su energia, economia e diritti.
Dopo cinque anni di frammentazione politica, la Bulgaria sembra avviarsi verso una nuova fase di stabilità. Gli elettori hanno premiato in modo netto Rumen Radev, leader di Progressive Bulgaria, che con il 44% dei consensi si prepara a guidare il Paese lungo un percorso dichiaratamente filo-europeo, ma non privo di elementi di ambiguità.
La vittoria di Radev si fonda su una piattaforma anti-corruzione e su una campagna elettorale che ha saputo intercettare il malcontento emerso durante le proteste del dicembre 2025. Il nuovo leader ha convinto l’elettorato di poter smantellare il sistema di potere consolidatosi prima del 2021 sotto l’ex primo ministro Boyko Borissov e legato all’influente uomo d’affari Delyan Peevski, sanzionato nell’ambito del Magnitsky Act.
Tra Europa e sovranismo soft
Pur ribadendo l’ancoraggio della Bulgaria all’Unione Europea, Radev ha mantenuto una posizione critica su alcune politiche comunitarie. In particolare, ha espresso riserve sulla gestione energetica e sul Green Deal, avvicinandosi più alle posizioni del premier slovacco Robert Fico che a quelle dell’ex leader ungherese Viktor Orbán, spesso accusato di derive illiberali.
Nonostante queste affinità, Radev difficilmente si porrà come ostacolo alle principali decisioni europee, in particolare sul dossier ucraino. Resta però l’attenzione su alcune sue dichiarazioni passate, considerate da osservatori internazionali come potenzialmente indicative di una certa apertura verso la Russia.
Le sfide interne: economia e istituzioni
Sul piano interno, il nuovo leader dovrà affrontare aspettative molto elevate. La promessa di combattere la corruzione e stabilizzare il sistema politico si intreccia con le preoccupazioni economiche della popolazione, aggravate dall’aumento dei prezzi legato al percorso di adesione all’eurozona.
Fondamentale sarà anche la capacità del futuro governo di negoziare e utilizzare efficacemente i fondi europei, cruciali per sostenere l’economia bulgara e ridurre la pressione sulle famiglie.
Ex pilota dell’aeronautica, Radev sembra intenzionato a puntare anche sulla modernizzazione delle forze armate e sul rafforzamento della difesa, in linea con l’aumento della spesa militare in Europa e in coordinamento con la NATO.
Stabilità ritrovata, ma con incognite
Le elezioni segnano un punto di svolta: il nuovo Parlamento sarà meno frammentato e vedrà un netto ridimensionamento delle forze legate a Borissov. Si chiude così una lunga fase di instabilità che, dal 2021, ha impedito la formazione di governi solidi.
Tuttavia, Radev non è una figura nuova sulla scena politica. Presidente della Repubblica dal 2017, ha costruito il suo consenso comunicando direttamente con i cittadini durante crisi cruciali come la pandemia di Covid-19, la guerra in Ucraina e la crisi energetica. Un ruolo che, però, non lo ha esposto alle difficili scelte operative.
Ora, da possibile primo ministro, dovrà confrontarsi con la gestione quotidiana del potere. In un contesto economico complesso, questo passaggio rischia di mettere alla prova la sua popolarità.
Il ruolo di Bruxelles
Per l’Unione Europea, la Bulgaria di Radev rappresenta una sfida da monitorare con attenzione. Le istituzioni del Paese restano vulnerabili a fenomeni di cattura politica, e una larga maggioranza potrebbe essere utilizzata per consolidare reti di potere, sul modello ungherese.
Bruxelles dispone tuttavia di strumenti di controllo, come il legame tra fondi del bilancio pluriennale e il rispetto dello Stato di diritto, che potrebbero rivelarsi decisivi per sostenere riforme della giustizia e garantire la tutela dei cittadini.
La nuova fase politica bulgara si apre dunque all’insegna della stabilità, ma resta carica di interrogativi: tra europeismo dichiarato e spinte nazionali, il futuro di Sofia sarà un banco di prova non solo per Radev, ma per l’intera Unione Europea.


