La Germania si riarma, verso l'esercito più forte d'Europa
Foto: immagine creata con l'intelligenza artificiale (Chat Gpt).

Berlino accelera sul riarmo: più spesa militare, possibile ritorno della leva e crescente sfiducia negli Stati Uniti spingono la Germania a puntare su una difesa europea autonoma. Mosca osserva con preoccupazione.

La Germania ha avviato il più profondo ripensamento della propria politica di difesa dalla fine della Seconda guerra mondiale. All’inizio dell’anno, gli uomini tedeschi di 18 anni hanno iniziato a ricevere un questionario obbligatorio per valutare la loro idoneità al servizio militare: un primo passo che potrebbe preludere al ritorno della leva, sebbene l’arruolamento resti formalmente volontario.

La misura rientra in una strategia più ampia voluta dal governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz, che punta a costruire «l’esercito convenzionale più forte d’Europa». Un obiettivo ambizioso, sostenuto da un aumento senza precedenti delle spese militari e da un mutamento radicale dell’opinione pubblica tedesca.


Più uomini, più soldi, più ambizioni

A novembre scorso, la Bundeswehr contava 184.000 militari in servizio attivo, 2.500 in più rispetto alla primavera. Berlino si è impegnata con la NATO a raggiungere quota 260.000 soldati entro il 2035 e a raddoppiare i riservisti fino a 200.000 unità, riportando la Germania vicino ai livelli di forza della fine della Guerra fredda.

Per attrarre nuovi volontari, il governo offre contratti iniziali di 23 mesi con stipendi considerati elevati per i giovani: circa 2.600 euro lordi mensili, con alloggio e sanità gratuiti, e la possibilità di trasformare il servizio in una carriera professionale stabile.

Parallelamente, la spesa per la difesa ha subito un’impennata. Solo quest’anno Berlino investirà 108 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL, più del doppio rispetto al bilancio del 2021. Entro il 2030, l’obiettivo è arrivare al 3,5% del PIL, superando ampiamente i parametri tradizionali della NATO.


La minaccia russa e l’ombra del 2029

Dal punto di vista tedesco, il riarmo è una risposta diretta alla guerra in Ucraina e al rifiuto di Mosca di ritirare le proprie truppe. Secondo diversi analisti e servizi di intelligence, il 2029 viene ormai indicato come una possibile data di riferimento per un potenziale confronto diretto tra Russia e NATO.

Cosa succede in Ucraina

Non a caso, otto tedeschi su dieci ritengono che il presidente russo Vladimir Putin non sia realmente interessato a un accordo di pace, mentre cresce la convinzione che il conflitto possa estendersi oltre l’Ucraina. Mosca, dal canto suo, guarda con crescente inquietudine alle mosse di Berlino, accusando il nuovo governo tedesco di prepararsi a uno scontro militare su vasta scala.


Il crollo della fiducia negli Stati Uniti

Ma la percezione della minaccia russa non è l’unico fattore in gioco. Negli ultimi mesi, la società tedesca ha registrato un drastico calo di fiducia negli Stati Uniti come garante della sicurezza europea. Secondo sondaggi recenti, oltre l’80% dei tedeschi dubita che Washington continuerà a difendere l’Europa nell’ambito della NATO.

Le dichiarazioni e la strategia di sicurezza dell’amministrazione Trump hanno alimentato timori e diffidenza, spingendo una parte crescente dell’opinione pubblica a guardare con favore a un’alternativa europea. Sei tedeschi su dieci non si fidano più nemmeno del deterrente nucleare statunitense, mentre tre quarti vorrebbero una protezione affidata a un asse franco-britannico.


Verso una NATO europea?

In questo contesto, prende forza un’idea finora marginale: quella di una “NATO europea”. Il sostegno a un esercito comune dell’Unione, tradizionalmente debole in Germania, ha superato il 57%, segnando un aumento significativo nell’ultimo anno.

Il cancelliere Merz ha fatto dell’“indipendenza strategica” dagli Stati Uniti uno dei pilastri del suo programma, sostenuto da un Parlamento che ha già sospeso i limiti costituzionali al deficit per garantire un flusso stabile di risorse alla difesa.


Una svolta storica, non senza rischi

Restano tuttavia interrogativi sui tempi e sulle reali capacità di tradurre fondi e consenso politico in potenza militare effettiva. La creazione di nuove unità, come la brigata destinata a difendere il corridoio di Suwałki tra Lituania e Polonia, procede lentamente, tra problemi di reclutamento e addestramento.

Nel frattempo, gli analisti avvertono che la propaganda filorussa tenterà di sfruttare il tema sensibile della leva obbligatoria, alimentando paure e divisioni interne.

Una cosa, però, appare chiara: la Germania sta abbandonando definitivamente la sua storica prudenza militare. E con essa, l’Europa entra in una nuova fase, in cui la sicurezza non è più delegata quasi esclusivamente agli Stati Uniti, ma diventa una responsabilità sempre più continentale.

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