Il presidente keniota William Ruto rilancia da Roma il ruolo globale di Nairobi. Ruto conclude la visita in Italia con una serie di accordi strategici e un messaggio chiaro dalla Luiss: il Kenya vuole essere protagonista sulla scena globale e portavoce di un’Africa più rappresentata e competitiva.
Un Kenya in piena trasformazione, deciso a ritagliarsi uno spazio sempre più centrale negli equilibri globali e a rappresentare le istanze del continente africano. È questa l’immagine delineata dal presidente William Ruto durante il suo intervento alla LUISS Guido Carli, nel secondo e ultimo giorno della visita ufficiale in Italia.
Un discorso articolato, che ha intrecciato visione geopolitica e agenda interna, mentre sul piano bilaterale Roma e Nairobi consolidano una cooperazione sempre più strutturata sotto la regia del governo guidato da Giorgia Meloni.
Accordi strategici tra Italia e Kenya
La visita ha prodotto un pacchetto significativo di intese che rafforzano il partenariato tra i due Paesi.
Sul piano politico, il punto di riferimento è il Piano d’azione Italia–Kenya 2026-2029, che prevede un’intensificazione del dialogo istituzionale, visite reciproche e cooperazione in ambiti chiave come sicurezza e sviluppo economico.
Nel settore della difesa, il ministro Guido Crosetto ha firmato un memorandum d’intesa per la collaborazione su capacità militari, formazione e scambio di esperienze, segnando un passo verso una cooperazione più strutturata anche sul fronte della sicurezza.
Rilevanti anche gli accordi economici. Il ministro Adolfo Urso e il suo omologo keniota Lee Kinyanjui hanno sottoscritto due memorandum:
– il primo punta a sviluppare la filiera del cuoio, con un modello industriale sostenibile, tracciabile e orientato alla qualità;
– il secondo rafforza la cooperazione sull’innovazione digitale, con focus su infrastrutture pubbliche e trasformazione tecnologica.
Sul fronte accademico e scientifico, la ministra Anna Maria Bernini ha firmato una dichiarazione congiunta con il sottosegretario Shaukat Abdulrazak per potenziare la collaborazione in ricerca e formazione. Cuore dell’intesa è la “Flagship Transnational Mobility Initiative”, che permetterà ai ricercatori kenioti di accedere alle infrastrutture italiane, favorendo lo scambio di competenze e il rafforzamento dei legami tra i sistemi accademici.
Le intese si inseriscono in un quadro più ampio di relazioni economiche e istituzionali, rafforzato anche dal Forum imprenditoriale Italia-Kenya e dagli incontri con i principali attori industriali e finanziari.
Il discorso alla Luiss: un Kenya globale
Nel suo intervento, Ruto ha offerto una lettura lucida delle trasformazioni in corso a livello internazionale. “Molte delle certezze che hanno definito l’ordine mondiale stanno vacillando”, ha osservato, sottolineando come il concetto stesso di sicurezza si stia ampliando, includendo cyberspazio, energia e infrastrutture critiche.
In questo contesto, il presidente ha individuato cinque pilastri per uno Stato efficace: reattività, collaborazione, innovazione, resilienza e ambizione.
Il Kenya, sesta economia africana, si propone come hub strategico tra Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa, forte di un’economia diversificata e di segnali di stabilizzazione macroeconomica, dal rafforzamento delle riserve valutarie al calo dell’inflazione.
Ampio spazio è stato dedicato alle riforme interne: dall’estensione della copertura sanitaria – passata in pochi anni da 8 a 30 milioni di cittadini – al piano per la costruzione di 240mila abitazioni, fino agli investimenti nell’istruzione e nella digitalizzazione.
Ruto ha inoltre rivendicato il ruolo della cosiddetta “Silicon Savannah”, ecosistema di startup che rappresenta uno dei motori dell’innovazione africana, e ha insistito sulla necessità di utilizzare la trasformazione digitale per rendere le istituzioni più trasparenti ed efficienti.
Africa, clima e governance globale
Uno dei passaggi più netti del discorso ha riguardato il sistema internazionale. Ruto ha criticato i meccanismi finanziari globali, che penalizzano i Paesi africani con costi del capitale elevati, e ha chiesto una riforma che tenga conto non solo dei rischi ma anche delle opportunità.
Sul clima, il presidente ha ricordato il paradosso africano: un continente che contribuisce poco alle emissioni globali ma ne subisce fortemente gli effetti. In questo scenario, il Kenya si propone come modello, producendo oltre il 90% della propria energia da fonti pulite e investendo in geotermia, eolico e solare.
Infine, la richiesta di maggiore rappresentanza: “Non è possibile parlare di un sistema veramente rappresentativo senza una presenza permanente dell’Africa nei principali organi decisionali”, ha affermato, rilanciando il tema del peso politico dei 54 Paesi del continente.
Un’alleanza in un mondo instabile
A sottolineare il valore della visita è stato anche Marco Minniti, che ha parlato di “alleanza strategica” in una fase di profonda incertezza globale. Un concetto che si intreccia con il Piano Mattei e con una visione che punta a superare l’approccio emergenziale, anche sul tema migratorio, per costruire partnership di lungo periodo basate su sviluppo e capitale umano.
Il messaggio finale di Ruto è chiaro: il futuro dell’Africa e quello globale sono sempre più interconnessi. E il Kenya intende essere uno degli attori principali di questa nuova fase.


