Il Ministro degli Esteri israeliano accusa Francia e Regno Unito di prolungare la guerra. Ma il vero obiettivo di Tel Aviv sembra un altro.
Gideon Sa’ar fa il Ministro degli Esteri in Israele. E’ quindi uomo di fiducia del premier Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo ha conferito a Sa’ar una delega tra le più importanti del governo israeliano: quella di guidare la diplomazia e gli affari esterni israeliani.
Il Ministro degli Esteri israeliano non sembra però tanto propenso alla diplomazia. In un intervento all’Onu del 5 agosto ha puntato il dito contro i Paesi che di recente hanno annunciato che riconosceranno lo stato palestinese. Secondo Sa’ar questi Paesi hanno fatto un regalo ad Hamas e causato il prolungamento della guerra (che Israele quindi proseguirà). Come riporta il Jerusalem Post, Sa’ar ha accusato Francia, Gran Bretagna e gli altri di avere “assassinato direttamente sia gli ostaggi sia il cessate il fuoco”.
L’intervento all’Onu del Ministro degli Esteri di Netanyahu esprime l’irritazione israeliana per la scelta di alcuni Paesi di riconoscere a settembre lo stato palestinese. Inoltre, le dichiarazioni di Sa’ar arrivano nel momento in cui il gabinetto della sicurezza di Israele sta decidendo la rioccupazione di Gaza.
A Sa’ar mi sentirei di dire che il suo governo e il suo premier non hanno mai avuto l’intenzione di rispettare il cessate il fuoco né di ripristinare lo status quo a Gaza.
Lo dimostrano i continui attacchi delle forze di sicurezza israeliane contro i civili che ritirano i generi alimentari. Un governo che vuole trovare una soluzione politica non permette che si spari contro i civili, tra l’altro nel momento in cui raccolgono i beni di prima necessità offerti dalla comunità internazionale. Netanyahu non rispetta in questo modo neppure chi è in prima linea per fornire aiuti alimentari.
Inoltre, respingerei al mittente Sa’ar l’accusa che la ripresa della guerra, e quindi dell’occupazione di Gaza, è causata dal riconoscimento occidentale della Palestina. Per Israele questo è il pretesto per riprendere un’operazione a cui Tel Aviv non ha mai rinunciato. Occupare la striscia di Gaza e poi riprendersi tutti i territori occupati in Cisgiordania sono le due priorità, neppure tanto velate, del governo reazionario di Netanyahu.
Quindi, Sa’ar rispetti almeno l’Onu e eviti di trasformare ogni posizione politica in pretesti per continuare l’occupazione della Palestina.
La diplomazia non può ridursi a un’accusa reciproca tra governi, né a un pretesto per legittimare la guerra. Se davvero Israele vuole la sicurezza, deve aprire al dialogo e rispettare il diritto internazionale. Senza un cambio di rotta, la pace resterà soltanto uno slogan buono per i microfoni, ma vuoto nei fatti.


