Iran–USA, progressi nei colloqui sul nucleare a Ginevra

Teheran parla di “principi guida” condivisi con Washington, ma l’intesa è lontana. Tensione sullo Stretto di Hormuz e nodo sanzioni ancora aperto.

GINEVRA – Iran e Stati Uniti hanno raggiunto un’intesa su alcuni “principi guida” nei colloqui sul nucleare tenuti a Ginevra, ma un accordo vero e proprio non è imminente. A dirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, al termine di una giornata di negoziati mediati dall’Oman.

Le sue parole hanno avuto un effetto immediato sui mercati: il Brent ha perso oltre l’1%, segnale di un momentaneo allentamento delle tensioni in una regione che resta ad alta volatilità.


“Intesa sui principi”, ma restano nodi cruciali

“Abbiamo presentato idee diverse, discusse seriamente, e siamo riusciti a raggiungere un accordo generale su alcuni principi guida”, ha dichiarato Araghchi ai media iraniani.

Da parte americana, un funzionario – rimasto anonimo – ha confermato progressi, precisando però che “ci sono ancora molti dettagli da definire”. Secondo Washington, Teheran presenterà proposte più dettagliate entro due settimane per colmare le distanze ancora esistenti.

I colloqui indiretti hanno coinvolto l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero dell’ex presidente, mentre la mediazione è stata affidata al ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi.


Lo Stretto di Hormuz chiuso per ore

Mentre i colloqui erano in corso, i media di Stato iraniani hanno annunciato la chiusura temporanea di alcune aree dello Strait of Hormuz per “ragioni di sicurezza” legate a esercitazioni dei Guardiani della Rivoluzione.

Lo stretto – snodo strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – sarebbe rimasto chiuso per alcune ore. Teheran ha più volte minacciato in passato di bloccarlo in caso di attacco, uno scenario che provocherebbe un’impennata immediata dei prezzi energetici.


Trump: “Coinvolto indirettamente”

L’ex presidente Donald Trump ha dichiarato di essere stato “coinvolto indirettamente” nei colloqui di Ginevra, affermando che l’Iran “vuole un accordo” e che non desidera le conseguenze di un mancato compromesso.

Trump ha anche rivendicato la linea dura adottata negli ultimi mesi, ricordando l’uso dei bombardieri stealth Northrop B-2 Spirit contro obiettivi nucleari iraniani, in coordinamento con Israele.


La linea rossa di Teheran: niente missili sul tavolo

La Guida Suprema Ali Khamenei, 86 anni, ha reagito alle ipotesi di “regime change” evocata da Trump con toni duri, avvertendo che qualsiasi tentativo americano di rovesciare il governo iraniano fallirebbe.

Teheran ribadisce che nei negoziati si discuterà esclusivamente del programma nucleare civile in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni. Nessuna apertura invece sul programma missilistico, definito “non negoziabile”.

L’Iran sostiene che il proprio programma nucleare abbia finalità pacifiche, pur avendo arricchito uranio a livelli ben superiori a quelli necessari per la produzione energetica. È firmatario del Trattato di Non Proliferazione (TNP) e collabora formalmente con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.


Finestra di opportunità o tregua tattica?

Parlando alla Conferenza sul Disarmo delle Nazioni Unite a Ginevra, Araghchi ha parlato di una “nuova finestra di opportunità” per una soluzione “sostenibile” che riconosca i “diritti legittimi” dell’Iran.

Resta però evidente che le distanze sono ancora significative:

  • Washington vorrebbe ampliare il negoziato ai missili balistici.
  • Teheran rifiuta qualsiasi discussione oltre il nucleare.
  • Le sanzioni restano il nodo centrale per l’economia iraniana.
  • La fiducia reciproca è ai minimi dopo i raid del giugno scorso.

Il fatto stesso che le parti parlino di “passi successivi chiari” indica che il canale diplomatico è aperto. Ma dopo anni di escalation, bombardamenti e minacce sullo Stretto di Hormuz, il percorso verso un accordo stabile appare ancora lungo e politicamente fragile.


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