Alla fine Hamas ha accettato parzialmente il piano Trump per Gaza. Il gruppo islamista non aveva scelta. Ha influito molto il pressing politico e militare.
La leadership di Hamas accetta con riserva il piano Trump per Gaza. Ci sono ancora punti da approfondire ma il via libera c’è. Il giorno prima, in tarda serata, il gruppo islamista aveva annunciato di liberare tutti gli ostaggi. Dopo alcune ore, Hamas ha anche dichiarato di accettare parzialmente il piano in 20 punti che il presidente Usa ha sottoposto al premier israeliano Benjamin Netanyahu la scorsa settimana e che molti leader arabi hanno approvato. Donald Trump ha chiesto a Israele di frenare l’operazione militare nella Striscia. Netanyahu è rimasto sorpreso dalle parole di Trump ma ha accettato una linea di ritiro iniziale, pur rimanendo a Gaza. Il presidente Usa ha comunicato anche che Recep Tayyp Erdogan, presidente turco, ha avuto un ruolo fondamentale nell’esercitare pressione su Hamas.
Il piano di Trump per Gaza: tregua o illusione di pace?
Quindi Hamas rilascerà gli ostaggi, mentre l’Idf (le forze di sicurezza israeliane) restano nella Striscia. Questo finché non saranno liberati tutti gli ostaggi. Intanto, l’Idf ha lanciato un’operazione a Gaza nella prima mattinata di oggi, uccidendo oltre 50 persone.
I negoziati “indiretti” iniziano subito il 5 ottobre in Egitto. Le delegazioni incontreranno i mediatori e non si incontreranno tra di loro. Gli Stati Uniti inviano al Cairo Steve Witkoff, l’uomo di fiducia di Trump. Israele manda il ministro Rod Dermer. Hamas ha precisato che non è in grado di liberare subito tutti gli ostaggi in 72 ore. Ci vorrà un po’ di tempo, spiegano dal quartiere generale, e quello degli ostaggi non è l’unico tema di cui discutere nei negoziati.
Natanyahu è convinto che potrà dare l’annuncio della liberazione degli ostaggi in pochi giorni. Intanto, in piazza degli ostaggi a Tel Aviv si sono radunati oltre 100mila persone per ricordare il secondo anniversario del rapimento degli ostaggi il 7 ottobre 2023.
Il premier israeliano ritiene che il negoziato sarà breve e che subito dopo Hamas sarà smantellato e Gaza demilitarizzata. Secondo Netanyahu, che dice che siamo vicini a un grande traguardo, sono state le pressioni militari e politiche che hanno indotto il gruppo islamista a accettare il piano di Trump per Gaza. Una mossa decisiva, aggiunge chi scrive, è stato l’attacco al quartier generale di Hamas a Doha. E’ lì che il gruppo islamista ha capito che non c’erano più luoghi sicuri.
Intanto, sul versante politico interno a Israele si profila una crisi di governo. Il Ministro della sicurezza nazionale Ben Gvir ha minacciato di dimettersi questa mattina. In serata è arrivato il comunicato che non si dimetterà ma voterà contro l’accordo.


