Geopolitica 2026: il triangolo delle potenze secondo Stubb

Multilateralismo o Multipolarismo? Come il Sud globale deciderà il futuro delle istituzioni internazionali.

In un articolo interessante pubblicato su Foreign Affairs, il presidente della Finlandia Alexander Stubb analizza magistralmente la crisi dell’ordine mondiale attuale e propone alcune ricette per costruirne uno nuovo prima che sia troppo tardi.

Stubb osserva che il mondo è cambiato più negli ultimi quattro anni (dall’attacco russo all’Ucraina n.d.r.) che nel corso del trentennio precedente. La nostra epoca è quella in cui è tramontata definitivamente l’era del post-guerra fredda. Ma è anche quella in cui sono svanite le speranze che erano nate dopo il crollo del muro di Berlino perché il mondo non è riuscito a unirsi attorno all’idea e ai principi della democrazia né tantomeno a quelli dell’economia di mercato.

Quasi quarant’anni dopo la caduta del Muro siamo ritornati alla competizione tra grandi potenze. In particolare la rivalità tra Stati Uniti e Cina sta segnando il contesto geopolitico. Sul palcoscenico globale sono emerse anche medie potenze che hanno la forza di cambiare le regole del gioco. Tra queste ci sono, per fare alcuni esempi, il Brasile, l’Arabia Saudita. l’India, il Sudafrica, la Nigeria, il Messico e la Turchia. Questi Paesi dispongono sia dei mezzi economici sia del peso geopolitico per orientare l’ordine globale verso la stabilità oppure verso i tumulti. Ritengono che il sistema multilaterale uscito dalla seconda guerra mondiale non è adatto per garantire la loro posizione nel mondo e non può offrirgli il ruolo che si meritano.

Quello che sta prendendo forma è, secondo il Presidente finlandese, un contesto trilaterale tra quelli che chiama global West, global East e global South. Di fatto, Stubb crede nella formazione di un sistema internazionale findato su tre poli: quello occidentale, quello orientale e quello meridionale.

Dopo la prima guerra mondiale, il nuovo ordine è durato due decenni. Quello successivo, nato sulla distruzione della seconda guerra mondiale, è durato quarant’anni. Adesso, dopo quattro decenni dalla fine della guerra fredda, c’è una particolarità che emerge: è l’ultima occasione per i Paesi occidentali di convincere il resto del mondo di essere capaci di dialogare e non solo di fare monologhi; di ricorrere alla cooperazione e non al dominio.

Il quadro della cooperazione globale è composto prima di tutto dalle istituzioni internazionali. Queste necessitano più che mai di essere riformate e aggiornate al fine di rispecchiare meglio la potenza politica e di crescita economica del Sud globale e dell’Est globale. In passato i leader occidentali, inclusa l’Italia, hanno spesso parlato di riforma delle istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite. Ciò che serve, quindi, è di bilanciare di nuovo i rapporti di potenza dentro le istituzioni internazionali come l’Onu, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale. Senza queste riforme, il sistema multilaterale attuale crolla.

L’aggressione della Russia all’Ucraina il 24 febbraio 2022 ha dato una ulteriore picconata all’ordine mondiale. L’aggravante è che la Russia è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’organo che è deputato a presevare la pace. La Russia, che in qualità di membro del Consiglio di Sicurezza, dovrebbe mantenere e tutelare il sistema internazionale è invece quello che cerca di schiantarlo.


Multilateralismo o multipolarismo ?

L’ordine internazionale come l’abbiamo conosciuto non è tuttavia ancora scomparso. Il sistema internazionale sta passando da multilaterale a multipolare. Il Multilateralismo è un sistema di cooperazione globale che si fonda su istituzioni internazionali e regole comuni. Al contrario il multilateralismo è un oligopolio di potenze. In altri termini una oligarchia di pochi Stati che influenzano sfere del mondo.

Attualmente c’è una tensione crescente tra gli Stati che promuovono il multilateralismo e quelli che parlano il linguaggio del multipolarismo. I piccoli Stati e le medie potenze, o organizzazioni regionali come l’Unione Africana, l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, l’Unione Europea o il Mercosur, promuovono il multilateralismo. La Cina invece promuove il multipolarismo con sfumature di multilateralismo. Non a caso sostiene e fa parte del gruppo dei Brics. Gli Stati Uniti di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin sono fautori del multipolarismo.

In questo contesto sono sempre più emergenti gli Stati che perseguono una politica estera “multivettoriale”. Significa che il loro scopo è diversificare le loro relazioni con attori multipli piuttosto che allinearsi con un solo blocco. Per certi versi ricordano i paesi non-allineati al tempo della Conferenza di Bandung nel 1955. Una politica estera multivettoriale è guidata solo dall’interesse. Potenze minori o piccoli Stati, per esempio, possono equlibrare le grandi potenze. Possono allinearsi alla Cina su alcune questioni e in certe aree del mondo e affiancare gli Stati Uniti in altre aree.


Il triangolo delle potenze

Dicevamo che sono tre le aree del mondo destinate a disegnare il nuovo equilibrio globale: l’Ovest globale, l’Est globale e il Sud globale. L’Ovest globale include circa 50 Stati che sono tradizionalmente vicini agli Stati Uniti. Sono democrazie e stati orientati al mercato come i paesi europei e del Nord America. L’Est globale consiste di circa 25 Paesi guidati dalla Cina. Include un insieme di Stati allineati come l’Iran, la Corea del Nord, la Russia. Questi paesi cercano di revisionare l’ordine internazionale esistente e le regole su cui si fonda. Il Sud globale, infine, comprende molti degli Stati a reddito medio e in via di sviluppo in divesri continenti: Africa, America Latina e Asia del Sud e sud est asiatico, in tutto circa 125 Paesi.

La sfida in corso è quella di influenzare e avere dalla propria parte il Sud globale. L’Ovest globale e l’Est globale sono in contrasto per avere influenza sul Sud globale. Il motivo è quello che abbiamo ricordato più sopra: il Sud globale deciderà la direzione del nuovo ordine mondiale. A questo riguardo, va detto che l’Ovest globale non può attrarre a sè il Sud globale semplicemente esaltando i valori della libertà e della democrazia. Occorrono seri progetti di sviluppo, investimenti sulla crescita economica, soprattutto dare al Sud del mondo un posto nei tavoli dove si decide e condividere il potere.

Anche l’Est globale sta sbagliando. Perché ritiengono di spendere somme ingenti in infrastrutture e investimenti diretti al fine di estendere la loro influenza nel sud del mondo. Ma l’amore non può essere comprato facilmente. Il Ministro degli Esteri indiano ha dichiarato che i Paesi del sud del mondo non stanno semplicemente seduti sulla staccionata ma prefersicono rimanere in piedi sul proprio territorio.

Il nuovo ordine internazionale sarà determinato dalle decisioni prese da leader politici sia di piccoli sia di grandi Stati siano essi autocrati, democratici, o altro. Una particolare responsabilità ricade però sull’Ovest globale che ha creato l’architettura dell’ordine globale attuale e che può gettare le fondamenta del futuro ordine globale. E’ l’ultima chance dell’occidente.

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