Gaza, il piano segreto USA: una striscia divisa in due

Documenti militari rivelano il progetto americano: una parte di Gaza ricostruita e presidiata, l’altra abbandonata agli sfollati. Forza internazionale a rischio e futuro politico incerto.

Abstract: Secondo documenti militari ottenuti dal Guardian, gli Stati Uniti stanno pianificando una divisione di Gaza in due aree: una “green zone” sotto controllo israeliano e internazionale, destinata alla ricostruzione, e una “red zone”, dove vivono quasi tutti i palestinesi sfollati e per cui non è previsto alcun intervento. Il progetto mette in dubbio l’impegno americano a un vero processo politico verso l’autogoverno palestinese. L’idea di una forza internazionale appare fragile, con contributi europei irrealistici e paesi arabi contrari. La ricostruzione sarebbe limitata alla green zone, con l’obiettivo di spingere nel tempo i civili palestinesi ad attraversare la linea sotto controllo israeliano. Un piano fluido, contestato e che rischia di cristallizzare un limbo: “non guerra, non pace”.


Il piano Usa per Gaza rivelato dal GuardianIl Piano Usa per Gaza rivelato dal Guardian


Gli Stati Uniti stanno lavorando a un piano che prevede la divisione a lungo termine della Striscia di Gaza in due aree distinte: una “green zone”, controllata da truppe israeliane e internazionali, dove avviere la ricostruzione, e una “red zone”, lasciata in rovina e dove oggi si trova la grande maggioranza dei palestinesi sfollati.

Lo rivela il Guardian, che cita documenti militari americani e fonti informate sul progetto. La linea di separazione sarebbe l’attuale “yellow line”, sotto controllo israeliano e già teatro di operazioni durante la guerra.

Il piano statunitense solleva interrogativi sul reale impegno di Washington a trasformare il cessate il fuoco in un percorso politico stabile verso un’autonomia palestinese, come promesso dall’amministrazione Trump. Nel frattempo, idee precedenti – come le “alternative safe communities”, campi recintati per piccoli gruppi di civili – sarebbero già state abbandonate.

La formazione di una forza internazionale di stabilizzazione resta un nodo cruciale e altamente incerto. Gli Usa immaginavano un ruolo centrale per paesi europei, ma la disponibilità effettiva sembra minima. Allo stesso tempo, paesi arabi come la Giordania hanno escluso qualsiasi partecipazione militare per ragioni politiche e di sicurezza interna.

La ricostruzione inizierebbe solo nella “green zone”, con l’obiettivo – dichiarato da funzionari americani – di incentivare nel tempo il trasferimento spontaneo dei civili palestinesi verso l’area controllata. Un approccio che ricorda dolorosamente le esperienze in Iraq e Afghanistan, dove le “green zones” divennero enclavi militarizzate separate dalla popolazione locale.

Senza una soluzione politica, un piano di ritiro israeliano e una ricostruzione su vasta scala, Gaza rischia di scivolare in un limbo permanente: né guerra né pace, ma una divisione di fatto destinata a protrarsi.

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