Con la dichiarazione comune denominata “The New York Call”, Francia e altri 14 Stati – tra cui Canada, Australia e Nuova Zelanda – rilanciano il loro impegno verso una soluzione a due Stati, segnando un potenziale avvio di nuovi riconoscimenti ufficiali nei prossimi mesi.
La “New York Call”: quindici Stati firmano
Il 30 luglio 2025, il ministro degli Esteri francese Jean‑Noël Barrot ha siglato la “New York Call”, una dichiarazione congiunta in appoggio al riconoscimento dello Stato di Palestina. Con la Francia hanno firmato altri quattordici Paesi, tra cui Australia, Canada, Nuova Zelanda, Finlandia, Portogallo e San Marino. Alcuni come Spagna, Irlanda, Norvegia e Malta avevano già formalizzato il riconoscimento in passato.
La dichiarazione riafferma l’impegno alla soluzione dei due Stati, ribadendo l’importanza dell’unificazione politica tra Gaza e Cisgiordania sotto l’Autorità Palestinese, e auspica il riconoscimento condiviso di Israele e Palestina entro confini sicuri e riconosciuti.
Francia prima fra le grandi potenze
Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina durante la sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, diventando così la prima nazione del G7 a farlo. Il gesto è stato accolto con favore da molti Paesi già riconoscenti, mentre Israele e gli Stati Uniti lo hanno criticato duramente, definendolo un atto che premia il terrorismo.
Regno Unito: riconoscimento condizionato
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che il Regno Unito procederà al riconoscimento della Palestina a settembre a meno che Israele non si impegni concretamente a porre fine alla crisi umanitaria a Gaza, accettare un cessate il fuoco e impegnarsi in un percorso serio verso la pace. Il ministro degli Esteri David Lammy ha denunciato l’uso manipolatorio degli aiuti umanitari da parte di Israele come “indifendibile”.
Cos’è il riconoscimento internazionale di uno Stato
Il presidente Donald Trump e il governo israeliano hanno subito bollato l’iniziativa come premiante per Hamas, con Trump che ha affermato che “riconoscere la Palestina potrebbe essere interpretato come un premio per Hamas”.
Altre adesioni: Malta e Australia
Malta ha ufficializzato l’intenzione di riconoscere la Palestina a settembre, allineandosi a Francia e potenzialmente al Regno Unito. Il Primo Ministro Robert Abela ha sottolineato il proprio sostegno alla trasformazione della dichiarazione in una pace duratura.
L’Australia, attraverso il Primo Ministro Anthony Albanese e la ministra Penny Wong, sostiene che il riconoscimento rappresenta un’opportunità diplomatica importante verso la due‑Stati, pur restando subordinato a condizioni quali la disarmo di Hamas e il rispetto della sicurezza israeliana.
Il contesto: guerra a Gaza e crisi umanitaria
Lo sforzo diplomatico si inquadra in un contesto di crisi grave: la guerra iniziata nell’ottobre 2023 ha causato oltre 60.000 morti a Gaza secondo fonti locali, con milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare e delineando una catastrofe umanitaria riconosciuta anche dalle Nazioni Unite.
La conferenza internazionale di pace alla sede ONU di New York, tenutasi tra il 28 e 29 luglio 2025, si è proposta di sviluppare una road map condivisa per il disarmo di Hamas, la liberazione degli ostaggi, il rafforzamento dell’Autorità Palestinese e il riconoscimento statuale della Palestina stesso.
Reazioni e prospettive
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La Società delle Nazioni Islamica (OIC) ha sottolineato che riconoscere uno Stato palestinese e sostenerne l’ingresso pieno nelle Nazioni Unite non sono solo atti diplomatici, ma un imperativo morale in risposta violazioni sistematiche in Cisgiordania e Gaza.
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L’Italia, sebbene favorevole alla due‑Stati, ha finora rifiutato una risoluzione interna al Senato (febbraio 2025) che spingeva al riconoscimento unilaterale, sottolineando la necessità di un accordo raggiunto tramite negoziati diretti tra le parti. Anche nella votazione ONU del maggio 2024 Italia si è astenuta sul potenziamento dello status palestinese come Stato osservatore.
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L’opposizione israeliana vede nel riconoscimento una legittimazione del terrorismo, temendo che possa rafforzare Hamas politico-militarmente


