Dacci oggi l’attentato prima del negoziato

(7 febbraio 2026). L’attentato al generale russo Vladimir Alexeyev segue il solito copione che la Russia interpreta da ormai quattro anni. Ogni volta che c’è un neogoziato e si profila una possibile soluzione, avviene puntualmente un attentato in Russia e, quasi sempre, a Mosca. Questa volta è toccato a uno dei più potenti generali russi. Ad Alexeyev hanno sparato direttamente nell’edificio in cui vive. Il generale però è sopravvissuto, e qualcosa deve essere andato storto a chi aveva progettato questa operazione.

La reazione russa agli attacchi condotti dentro casa è di solito di due tipi: o si lancia una pioggia di missili, droni e bome sull’Ucraina, oppure si fanno saltare i negoziati. Nel caso di Alexeyev, il Cremlino si è limitato a far concludere con un nulla di fatto i colloqui ad Abu Dhabi del 4-5 febbraio. Tutto è stato rimandato a nuovi colloqui negli Stati Uniti. Attendiamo di vedere quale sarà il prossimo attentato che accadrà in terra di Russia per fare andare a vuoto anche il colloquio americano.

P.s. (8 febbraio 2026). Il giorno dopo questo editoriale, arriva la notizia dell’arresto a Dubai di un cittadino russo accusato di avere sparato al generale con il supporto di una donna complice dell’attentato. I russi accusano naturalmente i servizi ucraini di essere dietro all’attentatore. E’, come già detto, il solito copione. Una volta si lanciano droni contro la Dacia di Putin, con immagini al limite del ridicolo ma sufficenti a scatenare la reazione russa prima del negoziato, ora si spara al generale.

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