Un sondaggio Gallup rivela una crescita rapidissima dell’IA sul lavoro negli Stati Uniti, con forti differenze tra settori e poche paure di sostituzione occupazionale.
L’intelligenza artificiale è ormai una presenza stabile nella vita lavorativa di milioni di americani. Secondo un sondaggio Gallup Workforce, condotto nell’autunno 2025 su oltre 22.000 lavoratori statunitensi, il 12% degli occupati utilizza strumenti di IA ogni giorno, mentre circa un quarto li usa almeno più volte a settimana. Quasi la metà dichiara di farvi ricorso almeno qualche volta all’anno.
Un salto significativo rispetto al 2023, quando solo il 21% degli intervistati affermava di usare l’IA anche solo occasionalmente. Un’accelerazione che riflette l’impatto del boom commerciale innescato da strumenti come ChatGPT, capaci di scrivere email, sintetizzare documenti, generare codice o immagini e rispondere a domande complesse.
Dall’hardware store alla finanza
L’adozione dell’IA non riguarda solo le professioni altamente qualificate. Gene Walinski, 70 anni, addetto alle vendite da Home Depot in Florida, utilizza un assistente IA sullo smartphone praticamente ogni ora per rispondere alle domande dei clienti.
«Il mio lavoro ne risentirebbe senza», racconta. «I clienti non vogliono sentirsi dire “non lo so”».
Tecnologia in testa, ma l’IA si diffonde ovunque
Non sorprende che i livelli più alti di utilizzo si registrino nel settore tecnologico: sei lavoratori su dieci dichiarano di usare l’IA frequentemente, e tre su dieci ogni giorno. Elevata anche l’adozione in finanza, dove strumenti di sintesi automatica e chatbot interni aiutano a gestire grandi volumi di dati e documenti.
Anche istruzione e servizi professionali mostrano una diffusione significativa, seppur più moderata. In una scuola superiore californiana, l’insegnante Joyce Hatzidakis utilizza chatbot per migliorare la comunicazione con i genitori: «Ricevo meno reclami», spiega.
Poche paure di sostituzione
Nonostante la crescita dell’uso dell’IA, la maggioranza dei lavoratori non teme di perdere il proprio posto di lavoro nei prossimi cinque anni. Un altro sondaggio Gallup del 2025 mostra che solo una minoranza ritiene “probabile” o “molto probabile” essere sostituita da automazione o intelligenza artificiale.
Secondo l’economista Sam Manning (Centre for the Governance of AI), i lavoratori più esposti all’IA sono spesso anche quelli più adattabili: più istruiti, con competenze trasferibili e maggiori risparmi.
Il rischio, però, resta elevato per circa 6,1 milioni di lavoratori, soprattutto in ruoli amministrativi e di segreteria, in larga parte donne e over 50, con minori possibilità di riconversione.
L’elemento umano resta centrale
Nei settori dei servizi, dalla vendita al dettaglio alla sanità, l’IA rimane meno diffusa. E molti, come Walinski, non temono di essere rimpiazzati:
«Il cuore del nostro lavoro è il rapporto umano. È questo che fa la differenza».



