Mentre a Ginevra il terzo round di negoziati sul nucleare si chiude senza un’intesa concreta, l’intelligence americana pubblica istruzioni in farsi per invitare cittadini iraniani a fornire informazioni riservate. Pressione diplomatica e operazioni di intelligence si intrecciano nella nuova fase della crisi.
La Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti ha diffuso nei giorni scorsi una singolare campagna pubblica in lingua farsi sui principali social media per invitare gli iraniani a mettersi in contatto in modo sicuro con l’agenzia, offrendo linee guida su come proteggere la propria identità digitale utilizzando VPN non basate in Iran, Russia o Cina, rete Tor e dispositivi usa e getta. Il messaggio, rilanciato su X, Instagram, Facebook, Telegram e YouTube, incoraggia chiunque abbia informazioni utili — posizione, nome, qualifiche professionali o competenze specifiche — a condividerle con la CIA.
Secondo commentatori internazionali, la mossa riflette non solo un tentativo di rafforzare l’intelligence esterna degli Stati Uniti, ma anche di aumentare la pressione psicologica sul regime di Teheran e di sfruttare eventuali fratture interne alla società iraniana in un periodo di forte tensione geopolitica.
Colloqui di Ginevra: nessun accordo, forti divergenze
Proprio nella giornata odierna si è svolto a Ginevra il terzo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sul controverso programma nucleare, mediato dal governo dell’Oman. I negoziati si sono conclusi senza un accordo definitivo, anche se entrambe le delegazioni li hanno descritti come intensi e “costruttivi”. Tuttavia, le distanze tra le due parti restano profonde su più fronti.
Iran-Usa-progressi nei colloqui
Le richieste statunitensi comprendono:
-
la richiesta di cessare completamente l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran;
-
la chiusura o lo smantellamento delle principali strutture nucleari (inclusi siti come Fordow, Natanz e Isfahan) e la possibile consegna all’estero delle scorte di uranio arricchito;
-
limiti duraturi alle attività nucleari e un regime di verifiche internazionali a lungo termine.
Sul fronte opposto, l’Iran respinge fermamente molte di queste condizioni, ribadendo:
-
il diritto sovrano a svolgere attività di arricchimento nucleare pacifico, come previsto dal Trattato di non proliferazione;
-
che ogni accordo deve includere una chiara e significativa revoca delle sanzioni economiche statunitensi;
-
la volontà di affrontare le preoccupazioni internazionali sulla trasparenza e sullo stato delle scorte solo in cambio di reciprocità e garanzie concrete.
Fonti diplomatiche hanno riferito che i colloqui sono stati sospesi durante la giornata per consultazioni e poi ripresi, ma l’insistenza di Washington su alcune richieste — come zero arricchimento e la cessione delle scorte — è stata fermamente respinta da Teheran.
Un contesto di pressione multilivello
L’iniziativa della CIA si innesta quindi in un quadro in cui il dialogo diplomatico e la pressione di intelligence e militare si intrecciano:
-
da un lato, Washington insiste nel voler prevenire qualsiasi possibile sviluppo di armamenti nucleari iraniani e nell’adozione di condizioni molto stringenti;
-
dall’altro, Teheran cerca di salvaguardare ciò che considera diritti legittimi e domanda concessioni economiche e politiche in cambio della cooperazione.
Questa dinamica riflette l’elevato livello di sfiducia reciproca e la difficoltà di trovare un terreno comune, nonostante i mediatori internazionali auspicassero progressi concreti.
Perché la CIA punta sugli iraniani “comuni”
Analisti osservano che mentre i negozi ufficiali restano bloccati su questioni di sovranità e sicurezza nazionale, la CIA sta cercando di aprire un canale alternativo di raccolta di informazioni. Il fatto che il messaggio rivolto agli iraniani sia così esplicito e pubblico segnala che l’agenzia americana considera ogni possibile fonte interna preziosa in una fase in cui la diplomazia sta procedendo a rilento e la pressione militare rimane alta.
La combinazione di pressione diplomatica, messaggi strategici all’opinione pubblica iraniana e il persistere di divergenze fondamentali sui colloqui nucleari suggerisce che l’attuale fase della crisi potrebbe prolungarsi ancora, con impatti regionali e internazionali di vasta portata.


