Lo storico PAICV, il partito che guidò l’indipendenza dall’ex colonia portoghese, torna al governo con Francisco Carvalho. Sullo sfondo restano le sfide economiche dell’arcipelago: turismo, diaspora e vulnerabilità climatica.
Il vento politico è cambiato nell’Atlantico. A Capo Verde lo storico Partito Africano per l’Indipendenza di Capo Verde (PAICV) è tornato al governo dopo la vittoria nelle elezioni legislative, riportando al potere la forza politica che guidò il Paese verso l’indipendenza dal Portogallo nel 1975.
Il PAICV, formazione di centro-sinistra, ha conquistato il 47% dei voti e 37 seggi sui 72 dell’Assemblea nazionale, superando il Movimento per la Democrazia (MpD), partito di centro-destra del premier uscente Ulisses Correia e Silva, fermatosi a 33 seggi. Due deputati sono andati invece all’UCID, la storica formazione liberale dell’arcipelago.
A guidare il nuovo esecutivo sarà Francisco Carvalho, sindaco della capitale Praia dal 2020 e leader del PAICV da circa un anno. Carvalho succederà proprio a Correia e Silva, che dopo la sconfitta ha annunciato le dimissioni dalla guida del partito, riconoscendo il risultato elettorale e definendolo “l’espressione naturale della volontà democratica”.
Il ritorno del partito dell’indipendenza
La vittoria del PAICV ha un forte valore simbolico per Capo Verde. Il partito nacque negli anni Sessanta insieme al movimento indipendentista della Guinea-Bissau guidato da Amílcar Cabral, figura storica dell’anticolonialismo africano e uno dei principali teorici delle lotte di liberazione del continente.
Dopo l’indipendenza dal Portogallo, ottenuta nel luglio del 1975 in seguito alla Rivoluzione dei Garofani a Lisbona, il PAICV governò il Paese a partito unico fino al 1991, anno in cui Capo Verde introdusse il multipartitismo. Da allora il potere si è alternato principalmente tra PAICV e MpD, in una delle democrazie considerate più stabili dell’Africa occidentale.
Con il ritorno del PAICV, il partito controlla ora governo, Parlamento e Presidenza della Repubblica, affidata dal 2021 a José Maria Neves, anch’egli esponente storico della formazione.
Astensione record e peso della diaspora
Le elezioni legislative sono state segnate da una partecipazione molto bassa. L’astensione ha raggiunto il 53,4%, il dato peggiore nella storia democratica del Paese, quasi dieci punti in più rispetto al voto del 2021.
Alle urne erano chiamati circa 416mila elettori, compresi i cittadini residenti all’estero. La diaspora rappresenta infatti una componente centrale della società capoverdiana: si stima che i cittadini originari dell’arcipelago sparsi nel mondo siano tre o quattro volte più numerosi dei circa 530mila abitanti che vivono nelle dieci isole.
Le comunità più importanti si trovano in Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Italia. Le rimesse degli emigrati continuano a rappresentare una voce fondamentale per l’economia nazionale.
Un’economia fragile ma dinamica
Capo Verde è uno dei Paesi africani con il più alto indice di sviluppo umano, ma resta un’economia vulnerabile, fortemente dipendente dall’estero e dalle condizioni climatiche.
L’arcipelago ha poche risorse naturali e una superficie agricola limitata a causa della scarsità d’acqua e della siccità ricorrente. La produzione agricola si concentra soprattutto su mais, fagioli, canna da zucchero, banane e caffè, ma il Paese non è autosufficiente e importa gran parte dei beni alimentari.
Negli ultimi anni il motore principale della crescita è diventato il turismo. Le isole di Sal e Boa Vista attirano visitatori europei grazie alle spiagge atlantiche, al clima stabile e agli investimenti internazionali nel settore alberghiero. Turismo, servizi e trasporti marittimi costituiscono oggi la parte più importante del PIL.
Un altro settore strategico è quello della pesca, soprattutto tonno e frutti di mare, mentre il governo ha cercato negli ultimi anni di puntare sulle energie rinnovabili e sulla digitalizzazione. Non a caso Capo Verde ha più volte dichiarato l’ambizione di trasformarsi nell’“Estonia dell’Africa”, investendo in servizi digitali, pubblica amministrazione online e innovazione tecnologica.
Tuttavia il Paese deve fare i conti con problemi strutturali importanti: disoccupazione giovanile, dipendenza dal turismo internazionale, inflazione importata e vulnerabilità ai cambiamenti climatici, che colpiscono direttamente risorse idriche e agricoltura.
La sfida di Carvalho
Il nuovo premier Francisco Carvalho eredita dunque un Paese politicamente stabile ma economicamente esposto agli shock esterni. Il rallentamento globale del turismo, l’aumento dei costi energetici e la necessità di creare occupazione per i giovani saranno alcuni dei principali dossier del nuovo governo.
La vittoria del PAICV segna comunque un ritorno alle radici storiche della politica capoverdiana. A cinquant’anni dall’indipendenza, l’arcipelago torna ad affidarsi al partito che ne accompagnò la nascita come Stato sovrano, in una fase in cui Capo Verde cerca un nuovo equilibrio tra stabilità democratica, sviluppo economico e modernizzazione.


