A inizio giornata, gli Stati Uniti hanno colpito navi e siti missilistici iraniani che stavano posando mine nel sud dell’Iran. Mojtaba Khamenei fa la sua prima dichiarazione pubblica da quando ha preso il potere: “Nessun luogo è sicuro nel Golfo per gli Usa”.
Altro che accordi di pace o memorandum d’intesa. Tra Stati Uniti e Iran la guerra rischia di ricominciare più violenta di prima. L’esercito degli Usa ha lanciato di prima mattina un’attacco pesante contro imbarcazioni e siti militari iraniani nel sud dell’Iran. Dal Comando Centrale statunitense (Centcom) fanno sapere che l’intervento si è reso necessario per impedire la posa di mine. Il Centcom ha anche definito l’attacco come un’operazione di autodifesa che non mette in discussione il cessate il fuoco.
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A Teheran però non la vedono allo stesso modo. Le prime reazioni sono state quelle di accusare Washington di violazione della tregua. In serata, la guida suprema Mojitaba Khamanei, figlio di Ali, ucciso nei raid del 28 febbraio 2026, ha lanciato agli Stati Uniti un avvertimento che ha più il sapore di una fatwa che di una minaccia. “Per gli Stati Uniti – ha dichiarato Khamenei- non esiste più nel Golfo un luogo sicuro”.
La longa manus di Israele. Nessuno lo scrive ma tutti lo pensano. Dietro l’attacco americano di questa mattina si cela la longa manus di Israele. Non è passato inosservato il silenzio nelle ultime settimane di Benjamin Netanyahu e la cerchia dei suoi consiglieri sulla questione iraniana. In realtà gli israeliani hanno lavorato su Trump e hanno tenuto le redini dei colloqui in Pakistan pur non essendo presenti. Il premier Netanyahu, in altre parole, fa fare a Trump quello che decide e che vuole. E Netanyahu ha in mente una cosa sola in questo momento: portare a casa la vittoria sull’Iran o almeno aumentare la pressione militare. L’esibizione muscolare di Netanyahu è il riflesso della campagna elettorale in corso in Israele per le elezioni politiche dopo lo scioglimento del Parlamento. Bibi, questo il knickname del premier, non può permettersi di diventare minoranza e così tiene alta la pressione di una guerra, anzi si alimenta di guerre, per mantenere il potere in casa. La storia ci ha insegnato che difficilmente durante un conflitto si cambia la classe politica dirigente e i suoi leader.
APPROFONDIMENTI:
Cinque domande sull’attacco di Usa e Israele all’Iran – da Notiziario Estero del 28 febbraio 2024, data dell’attacco all’Iran. Proviamo a capire le ragioni dell’aggressione.
Gli Usa attaccano l’Iran: cosa sappiamo – da Notiziario Estero del 22 giugno 2025 data del primo attacco di Trump all’Iran. Proviamo a spiegare i motivi dell’attacco. In realtà Trump ha già attaccato l’Iran durante il suo primo mandato. La prima volta fu a inizio 2020, l’anno del Covid. Allora i raid americani uccisero il generale Qasem Soleimani, una vera e propria autorità in Iran e uomo di grande potere.


